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«La santità cristiana è il termine verso cui
si evolve progressivamente tutta la vita spirituale. Spesso i teologi
parlano promiscuamente, in modo univoco, di santità e di
perfezione cristiana. Ma, più propriamente parlando i concetti
sono diversi. La santità è il dono primo e fondamentale
che costituisce lessere cristiano, il mistero della grazia,
che fa di una semplice creatura umana una creatura celeste, un vero
figlio di Dio. La perfezione, invece, si colloca nellordine
dellagire e delle operazioni, designando piuttosto lo sviluppo
di tale essere ed includendo una certa pienezza di vita» (cfr.
Mt 5, 48).
La santità è in fatti vita, cioè reale dinamismo
dello spirito umano, che profluisce da una sorgente interiore e
si trasfonde in tutta lattività spirituale e morale
del soggetto. Non vita, però, semplicemente naturale, ma
soprannaturale, perché tale dinamismo sorge e si afferma
nellanima solo quando questa è già qualitativamente
elevata dalla grazia santificante. Questabito qualitativo,
che è la grazia santificante, viene divinamente in fuso nellanima
attraverso i sacramenti, ed opera la vita soprannaturale nella creatura
umana e la rende capace di assurgere alla santità.
Ma la grazia suppone la natura e la collaborazione instancabile
e generosa dellessere umano, la sua dedizione che in alcuni
casi diviene anche eroica, come nei santi.
Per corrispondere alla grazia, in fatti, i santi ne assecondarono
gli impulsi fino alle estreme conseguenze e realizzarono una unione
con Dio ben più intima e feconda, ben più pura di
quella che le anime ordinarie seppero fare.
Potenziarono, perciò, in grado eminente la fede, la speranza
e la carità con la preghiera, e la meditazione ed attuarono
lesercizio eroico di tutte le virtù richieste per il
loro stato. Alcuni di questi servi e serve di Dio rinunziarono anche
a precisi diritti naturali per facilitare la loro unione con Dio.
Perciò vissero poveri, casti, obbedienti.
Tutti, comunque, raggiunsero un grado eminente di vita soprannaturale.
E questo mediante lesercizio eroico delle virtù.
Questo esercizio eroico delle virtù è anche quello
che la Chiesa prende in considerazione quando si tratta di autorizzare
il culto liturgico di un Servo o di una Serva di Dio, che in vita,
e, soprattutto, dopo la morte, abbia lasciato fama di santità.
La Chiesa ha ritenuto, in fatti, doveroso, fin quasi dallinizio,
di curare levangelizzazione. presentando anche modelli di
perfezione cristiana nelle persone che hanno messo in pratica il
discorso della montagana sulle beatitudini di Gesù, Divinus
perfectionis Magister.
Lo ha fatto e lo fa, presentando al mondo di oggi il messaggio di
queste persone modello come attualizzazione esistenziale del Cristo.
Varie furono e saranno le figure o le angolazioni dei modelli di
santità, ma unica limpronta essenziale che è
data dallimitazione perfetta, quanto è possibile ad
umana creatura, del modello divino, Cristo Gesù.
Ma è possibile misurare il lavorio della grazia in unanima
e, soprattutto, quantificare e qualificare il grado di rispondenza
alla grazia, in modo che lo sforzo fatto al riguardo possa qualificarsi
come eroico?
La Chiesa lo fa studiando in concreto, attraverso testimonianze,
raccolte di documenti, ed esame degli scritti della vita di questo
o quel determinato Servo di Dio; ricostruendo i particolari di questa
vita, per poi considerarli nel loro complesso.
L eroismo nellesercizio delle virtù si manifesta
nello sfarzo, nel sacrificio, nella lotta, nella tenacia che la
volontà deve spendere contro le passioni, le tentazioni del
male e contro linerte mediocrità morale, che segue
passivamente le inclinazioni naturali senza curarsi dei talenti
ricevuti da far fruttificare al cento per uno? Per essere un santa
nel senso indicato, non si richiede, però, tutta una vita
eroica dalla nascita alla morte, ma si richiede, che, almeno, come
precisa Benedetto XIV, gli ultimi anni del candidato agli onori
degli altari siano trascorsi nellesercizio eroico delle virtù.
Le linee di valutazione di Benedetto XIV sono rimaste sostanzialmente
in variate anche dopo la costituzione apostolica Divinus perfectionis
Magister (25 gennaio 1983), che ha rifuso tutta la legislazione
precedente per snellire, e, soprattutto elevare, il livello critico
delle cause di canonizzazione, per una più efficace presentazione
delle virtù cristiane, praticate dai Servi e Serve di Dio
(
).
(tratto da: Pietro card. Palazzini Benedetto XIV, De Servorum
Dei beatifications et Beatorum canonizatione. C III, Prato 1840,
e XXI.)
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